DDL Riforma dell’Università
DDL GELMINI I: privati in facoltà!
La prima parte del disegno di legge riguarda gli organi di governo dell’ateneo. Attualmente il Consiglio d’Amministrazione è l’organo di programmazione finanziaria, il Senato Accademico è l’organo politico che decide su didattica e ricerca ed ha attualmente potere di veto sulle scelte del CdA. La riforma rende il CdA l’organo supremo: il Senato formulerebbe “proposte e pareri in materia di didattica e di ricerca” ed approverebbe “i relativi regolamenti previo parere favorevole del CdA”.
Il nuovo CdA sarà così composto:
- il rettore
- almeno il 40% di esterni all’università (almeno 5 su 11).
- massimo 4 membri interni
- un rappresentante degli studenti (ora a Firenze sono 3)
Con questa norma si sancisce definitivamente l’ingresso di componenti esterne nell’unico organo realmente decisionale dell’Ateneo, consentendo in particolare ad aziende e privati di controllare direttamente le linee di azione.
Il ddl attribuisce poi ai dipartimenti, oltre che lo svolgimento della ricerca, anche l’organizzazione delle attività didattiche e formative di ogni livello, compito finora svolto dalle Facoltà, che diventeranno “struttura di raccordo dei dipartimenti” in un numero massimo di 12 per ateneo. Mettere più in diretto contatto la ricerca e la didattica può essere un fatto positivo, ma la criptica “semplificazione dell’articolazione interna” può non esserlo altrettanto. La cosa certa è che con questa riforma i dipartimenti acquisteranno molto potere e l’ingresso di privati negli organi decisionali potrebbe indirizzare ulteriormente gli investimenti verso i campi ritenuti più redditizi dai finanziatori e aumentare i giochi di potere all’interno dei dipartimenti, favorendo i soliti baroni che utilizzano l’università pubblica per guadagnare posizioni di prestigio economico e personale.
DDL GELMINI II: diritto allo studio?
Il ddl prevede la creazione di un FONDO SPECIALE PER IL MERITO (che sarà finanziato dallo Stato come anche da privati) il quale ha come principale compito l’erogazione di buoni e borse di studio finalizzate al pagamento di tasse e contributi universitari per i migliori studenti. Per aver accesso ai fondi di merito si dovrà sostenere una “prova nazionale standard” emessa dalla Consap (s.p.a. a fondo pubblico). Il ministero deciderà comunque i criteri di accesso alle prove nazionali e i requisiti di merito da rispettare per mantenere il diritto a borse, buoni e finanziamenti.
Si prevede un graduale passaggio dalle borse (denaro a fondo perduto) al PRESTITO D’ONORE, già utilizzato nelle università private americane e concesso a studenti meritevoli, da cui ci si aspetta una laurea in tempi brevi e un immissione nel mondo del lavoro ad alti livelli. Questo prestito deve essere restituito entro pochi anni dalla laurea, costringendo lo studente ad inserirsi in un mondo del lavoro, precario e insicuro, con un forte debito sulle spalle.
La delega al governo per la riforma del diritto allo studio, insieme al fatto che i fondi stanziati al “Fondo Speciale per il Merito” non vadano ad influire sulla finanza pubblica, fa chiaramente intendere che tali fondi saranno sottratti al Diritto allo Studio.
In questo modo si va a distruggere la concezione di diritto allo studio espressa nella costituzione, andando verso un modello che non darà a tutti una reale possibilità di accedere all’istruzione superiore.
DDL GELMINI III: reclutamento del personale
Viene istituita una commissione nazionale per ogni ssd (settore scientifico disciplinare) in cui verranno decise le abilitazioni per docenti di prima e seconda fascia. L’abilitazione costituirà titolo necessario per l’attribuzione dei contratti d’insegnamento.
I nuovi contratti dei ricercatori dovranno prevedere 350 ore annue di svolgimento di attività didattico-integrative e di servizio agli studenti, oltre alla normale attività di ricerca. Tali contratti avranno una durata massima di tre anni e saranno rinnovabili un’unica volta. Si prevede inoltre che un avanzamento di carriera all’interno della stessa università possa essere deciso da un’apposita commissione composta da docenti ordinari e associati facenti parte del proprio dipartimento di riferimento. La figura del ricercatore viene trasformata in docenza precaria e a basso costo, indispensabile per gli indebitati Atenei italiani, svilendone completamente il ruolo. I futuri ricercatori avranno quindi due possibilità: riuscire simpatici a chi li dovrà assumere oppure andarsene dopo tre/sei anni a scadenza del contratto. Quasi tutte le future assunzioni infatti saranno a chiamata e non a concorso, andando a rafforzare quelle logiche clientelari e nepotistiche che si millanta di abbattere. I nuovi reclutamenti per ogni dipartimento (ricercatori e docenti) verranno decisi da commissioni diverse per ogni ssd.
Alleghiamo il testo completo del ddl riforma dell’università. Nei prossimi giorni proporremo momenti di analisi e dibattito sulla questione.
novembre 13th, 2009 at 20:11
Il ddl è davvero dannoso se si schiacciano le conseguenze(logiche) fa venire i brividi. Questo è un disegno chiaro e una conferma che evidentemente c’è a chi non piace il fatto
che l’univ sia pubblica, si elevi progredisca nella cultura nella didattica e la Gelmini è una delle ultime ruote di questo carro diretto nell’ignoranza.